“In questo centro si respira un’aria diffusa di plurisensorialità”

Commento quanto mai appropriato quello di un terapista inglese che spiegava come questo obiettivo fosse da loro stato raggiunto attraverso ambientazioni e occasioni plurisensoriali distribuite lungo un percorso snoezelen che dalle stanze si articolava in corridoi e zone di attesa per toccare i bagni assistiti ed arrivare alle stanze snoezelen.

Snoezelen (www.snoezelen.it), sintesi di due verbi olandesi che esprimono stimolazione (odorare) e rilassamento (appisolarsi), fuse in una parola che indica un movimento leggero tra due stati emotivi e che trova la sua più completa espressione nella snoezelen room, luoghi felici che sorprendono, attirano, generano emozioni attraverso un mix sapiente e personalizzato di luci immersive, vibro-musiche, aromi, sensazioni tattili ed interattive.

Luoghi di comunicazione non verbale, di sguardi e sorrisi, dove esperienze piacevoli sono condivise con operatori e caregivers, a partire da scelte semplici ma importanti per chi, nella nebbia della propria disabilità intellettiva, ha spesso poche occasioni per sentirsi protagonista almeno in piccole occasioni delle proprie giornate.

Vita e soprattutto qualità di vita, ciò che attraverso un processo attento di participatory design si cerca di infondere nell’articolazione spazio-temporale dei centri per persone disabili, giovani o anziane che siano.

Vita fatta di incontri anche con la natura, incontri che i percorsi interni preparano soprattutto quando difficoltà psico-fisiche o periodi climatici avversi rendono difficile lo stare all’aperto.

Vita fatta di incontri soprattutto con le persone, ove una ritrovata calma o interessi verso il mondo circostante può fare la differenza tra il sentirsi soli o ritrovare compagni di cammino.

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